Quando ho pensato per la prima volta di volermene andare? Penso che ci ho pensato da subito, da quando ho iniziato l'Università quasi tre anni fa. Perchè ci ho pensato? Perchè non è poi una cosa così strana, Davide studia a Milano, certo è dura, ma se ne vale la pena perchè non farlo? E' un'esperienza importante, non facile, ma importante perchè io ho voglia di crescere, ho voglia di misurarmi con la realtà, voglio fare la spesa, badare a me stessa, cucinarmi, lavare i miei vestiti, indossare vestiti non stirati se manca il tempo di stirarli, fare le pulizie, condividere la casa con gente sconosciuta che eventualmente sia da conoscere, conoscere un'altra città, conoscere altre persone, iniziare una nuova vita. Vorrei frequentare un'Università di cui essere davvero soddisfatta, che mi permetta di entrare in contatto con gente di ogni nazionalità, di aprire la mia mente ad altre culture, di assorbire il più possibile da persone che hanno tanto da dare, di dare a mia volta ciò che ho da offrire, di sentirmi anche sola, a volte fa bene scuotersi un pò. Io voglio andare via da qui, ne sento il bisogno, ecco. Credo sia un bisogno concreto, non dettato da un capriccio ma semplicemente dal desiderio di esplorare me stessa e il resto. E' così necessario? Necessario è una parola grossa, per me l'unica cosa necessaria è sorridere. Cosa mi spaventa? Mi spaventa il trancio netto di questo cordone ombelicale che vuol dire andare via. Mi spaventa il mio possibile fallimento. Che significa? Ho paura di commettere errori di valutazione, di non essere capace di stare sola, di non essere in grado di costruire una nuova vita, di non saper dare gli esami in un'altra Università. Il non sapere mi spaventa. Il non sapere se sono pronta o meno. So perchè voglio farlo, non so se ci riuscirò perchè non so se riuscirò.
Il mio approccio alle cose è da cambiare. Forse per cambiarlo devo prendere il rischio. Forse un grande successo sarebbe proprio imparare a prendere il rischio. Che ne dite?
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martedì 18 maggio 2010
sabato 24 aprile 2010
Perlina
Quando dico che nella vita bisogna rischiare non vuol dire che bisogna buttarsi a capo fitto nelle cose senza fare prima valutazioni ponderate. Per come sono fatta io, poi, direi proprio una sciocchezza. Infatti, chi mi conosce sa che sono una persona che si crea in media 1000000 di problemi prima di prendere una decisione, e le decisioni mi fanno anche paura. Ma non per questo io decido a priori che non posso e non devo fare qualcosa.
Se mi viene voglia di fare qualcosa, nella maggior parte dei casi la faccio, dopo aver pensato (troppo probabilmente), valutato tutto (o quasi) fino a che non esplodo in un ennesimo esaurimento, fino a che il mio cervello si rifiuta di pensare ancora sullo stesso argomento, fino a che le persono con cui ne parlo mi dicono:"Simona, allora fai così, datti un termine per pensare, una scadenza".
Quando mi viene detto questo, infatti, capisco che è quasi davvero troppo.
Il giorno in cui, però, dirò: "vorrei ma non posso, non devo", datemi uno schiaffo.
Io sono un'idealista (purtroppo), sono anche una realista (purtroppo). Il problema è che essere tutte e due insieme è davvero un mix letale, perchè a volte si crea un equilibrio così perfetto che non riesco a smuovere le decisioni. E per uscire dallo stallo devo fare un grosso sforzo.
Non si pensi che io non ho paura di niente. Anzi, ho paura quasi di tutto. Se pensassi di scrivere un elenco di ciò che mi fa paura credo che non ne uscirei più.
La conclusione è questa: bisogna sempre tentare nella vita, perchè è sempre meglio sbagliare e rimediare ai propri errori piuttosto che vivere con rimpianti di cose mai fatte. Io ne ho fatti tanti di errori e chissà quanti altri ne commetterò, anche magari su scelte importanti. Ma sono consapevole che le scelte che farò non saranno mai scelte prese alla leggera, superficialmente. Nessuno saprà mai tutto quello che ci sta dietro, tranne una sola persona, a cui sempre tutto confiderò.
Forse quello di cui ognuno di noi ha bisogno è una persona, un'unica persona a cui consegnare le chiavi del proprio cuore.
Lina, ti auguro di trovare la tua persona.
Se mi viene voglia di fare qualcosa, nella maggior parte dei casi la faccio, dopo aver pensato (troppo probabilmente), valutato tutto (o quasi) fino a che non esplodo in un ennesimo esaurimento, fino a che il mio cervello si rifiuta di pensare ancora sullo stesso argomento, fino a che le persono con cui ne parlo mi dicono:"Simona, allora fai così, datti un termine per pensare, una scadenza".
Quando mi viene detto questo, infatti, capisco che è quasi davvero troppo.
Il giorno in cui, però, dirò: "vorrei ma non posso, non devo", datemi uno schiaffo.
Io sono un'idealista (purtroppo), sono anche una realista (purtroppo). Il problema è che essere tutte e due insieme è davvero un mix letale, perchè a volte si crea un equilibrio così perfetto che non riesco a smuovere le decisioni. E per uscire dallo stallo devo fare un grosso sforzo.
Non si pensi che io non ho paura di niente. Anzi, ho paura quasi di tutto. Se pensassi di scrivere un elenco di ciò che mi fa paura credo che non ne uscirei più.
La conclusione è questa: bisogna sempre tentare nella vita, perchè è sempre meglio sbagliare e rimediare ai propri errori piuttosto che vivere con rimpianti di cose mai fatte. Io ne ho fatti tanti di errori e chissà quanti altri ne commetterò, anche magari su scelte importanti. Ma sono consapevole che le scelte che farò non saranno mai scelte prese alla leggera, superficialmente. Nessuno saprà mai tutto quello che ci sta dietro, tranne una sola persona, a cui sempre tutto confiderò.
Forse quello di cui ognuno di noi ha bisogno è una persona, un'unica persona a cui consegnare le chiavi del proprio cuore.
Lina, ti auguro di trovare la tua persona.
sabato 19 dicembre 2009
Chi è senza peccato scagli la prima pietra
A volte veniamo delusi e feriti da persone che conosciamo, se così si può dire, da sempre. Capita così spesso che a volte non ce ne accorgiamo nemmeno. Una parola detta in modo superficiale, un gesto interpretato male possono rabbuiare un'amicizia. In realtà, anche gesti e parole superficiali ripetuti nel tempo. Però bisogna saper perdonare. Tutti commettiamo degli errori e non è facile valutare la loro gravità, nemmeno confrontandoli. Anzi, soprattutto confrontandoli. Siamo così diversi che le reazioni possono essere le più svariate. Ma nemmeno ci si può rinchiudere in se stessi, non si può avere timore di dire qualcosa per paura di offendere l'altro. E allora? Allora ci vuole equilibrio, ci vuole confronto, a volte bisogna scornarsi, è necessario discutere anche pesantemente, magari qualche giorno di silenzio, ma poi il vento deve pur cambiare. Come può esserci calma piatta? Non si può stare bene con se stessi se le cose non vengono a galla, prima o poi. Non deve esplodere nessuna bomba, semplicemente un sorriso o un gesto d'affetto. E' difficile dimenticare, però si può sempre dare un altra opportunità; avere fiducia nel prossimo è sempre possibile. Certo, si rischia, ci si mette in gioco, magari ci sarà una prossima delusione che sarà anche più forte, ma credo che ne valga la pena. Chi può dire di avere la coscienza a posto?
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