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sabato 24 luglio 2010

Il fu Mattia Pascal

Una facciata per coprire il non essere, una sorta di perbenismo "ottocentesco", se così si può dire. Fingere. Fingere con gli altri, per non fare scoprire la "vacanza" interiore, fingere di voler fare del bene per il prossimo, questo sarebbe il tuo scopo fittizio, nella vita. Fingere di avere un Dio, che incontri quando vai in chiesa, scegli di inginocchiarti anzichè abbassare il capo, non dici parolacce ma le pensi, dirle è peccato, poi dovresti sciacquarti la bocca col sapone. Fingere di essere felici della vita che si conduce, fingere di avere una propria opinione, un proprio credo politico. Fingere di credere che ci sia qualcosa dopo, fingere di non fare sprechi, perchè ci sono i bambini che muoiono di stenti nel mondo, fingere, fingere, ma per cosa? Per mentire a se stessi, per fingere di fingere di fare qualcosa di buono in un mondo in cui tutto gira al contrario, in cui le ingiustizie, sociali e non, dilagano. Come vogliamo costruire un mondo migliore se non ci si mostra per quello che siamo? Forse non vogliamo costruire un mondo migliore. Almeno non per tutti, altrimenti saremmo troppi.

lunedì 21 giugno 2010

Destino o fato?

La vita è imprevedibile e noi non siamo niente.

martedì 18 maggio 2010

Rischiare o non rischiare, questo è il problema

Quando ho pensato per la prima volta di volermene andare? Penso che ci ho pensato da subito, da quando ho iniziato l'Università quasi tre anni fa. Perchè ci ho pensato? Perchè non è poi una cosa così strana, Davide studia a Milano, certo è dura, ma se ne vale la pena perchè non farlo? E' un'esperienza importante, non facile, ma importante perchè io ho voglia di crescere, ho voglia di misurarmi con la realtà, voglio fare la spesa, badare a me stessa, cucinarmi, lavare i miei vestiti, indossare vestiti non stirati se manca il tempo di stirarli, fare le pulizie, condividere la casa con gente sconosciuta che eventualmente sia da conoscere, conoscere un'altra città, conoscere altre persone, iniziare una nuova vita. Vorrei frequentare un'Università di cui essere davvero soddisfatta, che mi permetta di entrare in contatto con gente di ogni nazionalità, di aprire la mia mente ad altre culture, di assorbire il più possibile da persone che hanno tanto da dare, di dare a mia volta ciò che ho da offrire, di sentirmi anche sola, a volte fa bene scuotersi un pò. Io voglio andare via da qui, ne sento il bisogno, ecco. Credo sia un bisogno concreto, non dettato da un capriccio ma semplicemente dal desiderio di esplorare me stessa e il resto. E' così necessario? Necessario è una parola grossa, per me l'unica cosa necessaria è sorridere. Cosa mi spaventa? Mi spaventa il trancio netto di questo cordone ombelicale che vuol dire andare via. Mi spaventa il mio possibile fallimento. Che significa? Ho paura di commettere errori di valutazione, di non essere capace di stare sola, di non essere in grado di costruire una nuova vita, di non saper dare gli esami in un'altra Università. Il non sapere mi spaventa. Il non sapere se sono pronta o meno. So perchè voglio farlo, non so se ci riuscirò perchè non so se riuscirò.

Il mio approccio alle cose è da cambiare. Forse per cambiarlo devo prendere il rischio. Forse un grande successo sarebbe proprio imparare a prendere il rischio. Che ne dite?

sabato 24 aprile 2010

Perlina

Quando dico che nella vita bisogna rischiare non vuol dire che bisogna buttarsi a capo fitto nelle cose senza fare prima valutazioni ponderate. Per come sono fatta io, poi, direi proprio una sciocchezza. Infatti, chi mi conosce sa che sono una persona che si crea in media 1000000 di problemi prima di prendere una decisione, e le decisioni mi fanno anche paura. Ma non per questo io decido a priori che non posso e non devo fare qualcosa.
Se mi viene voglia di fare qualcosa, nella maggior parte dei casi la faccio, dopo aver pensato (troppo probabilmente), valutato tutto (o quasi) fino a che non esplodo in un ennesimo esaurimento, fino a che il mio cervello si rifiuta di pensare ancora sullo stesso argomento, fino a che le persono con cui ne parlo mi dicono:"Simona, allora fai così, datti un termine per pensare, una scadenza".
Quando mi viene detto questo, infatti, capisco che è quasi davvero troppo.
Il giorno in cui, però, dirò: "vorrei ma non posso, non devo", datemi uno schiaffo.
Io sono un'idealista (purtroppo), sono anche una realista (purtroppo). Il problema è che essere tutte e due insieme è davvero un mix letale, perchè a volte si crea un equilibrio così perfetto che non riesco a smuovere le decisioni. E per uscire dallo stallo devo fare un grosso sforzo.

Non si pensi che io non ho paura di niente. Anzi, ho paura quasi di tutto. Se pensassi di scrivere un elenco di ciò che mi fa paura credo che non ne uscirei più.

La conclusione è questa: bisogna sempre tentare nella vita, perchè è sempre meglio sbagliare e rimediare ai propri errori piuttosto che vivere con rimpianti di cose mai fatte. Io ne ho fatti tanti di errori e chissà quanti altri ne commetterò, anche magari su scelte importanti. Ma sono consapevole che le scelte che farò non saranno mai scelte prese alla leggera, superficialmente. Nessuno saprà mai tutto quello che ci sta dietro, tranne una sola persona, a cui sempre tutto confiderò.
Forse quello di cui ognuno di noi ha bisogno è una persona, un'unica persona a cui consegnare le chiavi del proprio cuore.

Lina, ti auguro di trovare la tua persona.

lunedì 22 marzo 2010

Infinito alla zero

La scelta giusta in realtà non la conosce nessuno. Meglio dunque assumersi le proprie responsabilità, guardare dritto davanti a sé, scegliere senza troppa titubanza, ma con attenzione, che poi ne va della vita futura. Io dico che la scelta giusta è un'enorme bufala. Se non la conosce nessuno... Oppure tutte le scelte sono giuste, che tanto è lo stesso, no?

giovedì 11 marzo 2010

Scelte

Corro, il vento graffia il viso, ho il fiatone, non mi voglio voltare a guardare indietro, cerco di andare sempre più avanti, verso quella luce bianca, che sembra scappare via da me. E io corro, nel vento, salto gli ostacoli, inciampo, ma non mi devo voltare a guardare indietro, altrimenti tornerei al punto di partenza e poi di nuovo a correre, da zero. Ho perso di vista la luce, si è nascosta da qualche parte, c'è un bivio, quale strada avrà preso? Io vado a sinistra, mi piace di più, e poi chissà che non incontri un'altra luce, magari più bianca, più bella, più semplice da inseguire. Perchè questo inseguimento lo so, non finirà mai. Eppure mi dibatto, combatto, mi batto. Per cosa? Per una vita migliore, per la conoscenza, per ciò che ho sempre desiderato. I desideri muovono il mondo. I desideri mi fanno rincorrere quella luce. Se mi fermo a pensare mi perdo. Corro e rido, sorrido. La luce non la raggiungerò, ma se non la rincorro non lo scoprirò mai.

domenica 14 febbraio 2010

Non Tertium Non Datur

Nella logica classica "Tertium non datur". Nella vita non funziona così. Ci sono infinite scelte da fare (sarà un insieme numerabile?) in cui le possibilità sono infinite (anche l'insieme delle possibilità è numerabile?). Allora potremmo credere che quella che "governa" la vita è una logica polivalente! Ebbene si, la logica polivalente del caso. Il caso degli incontri, delle influenze esterne, il contesto sociale e il paese in cui si vive, delle persone che si frequentano, dei luoghi che si conoscono, degli interessi che si coltivano. E' impossibile ridurre in schemi (di assiomi?) la vita, così colorata e variegata. Sarebbe finto. Non è così "facile", come ad esempio costruire una teoria assiomatica (del primo ordine) da zero. Non esiste una teoria della vita.
Non c'è una persona che può vantarsi di aver fatto in assoluto la scelta migliore (migliore di cosa, dato che sono infinite le possibilità?); quella persona avrà fatto la scelta migliore, magari, relativamente al suo contesto (insieme? classe?). Che poi, secondo me, resta sempre la curiosità di sapere come sarebbe andata a finire se anzichè scegliere A si sceglieva B o C o D... Cioè, resteranno infinite curiosità ( anche esso un insieme numerabile, perchè equipotente all'insieme delle possibilità).

In realtà, forse, proprio perchè siamo condizionati da tante cose, in fondo le scelte non sono vere scelte. O possono considerarsi comunque tali? Ecco che già rischio di cadere in contraddizione!

Meglio liberare la mente da pensieri, sono davvero stanca.

giovedì 31 dicembre 2009

Bilancio annuale

Quest'anno le entrate hanno eguagliato le uscite; il patrimonio dunque è costantemente uguale a quello dell'inizio dell'anno scorso, anche se ci sono stati alti e bassi. Cioè, alcuni mesi in perdita, altri in guadagno. Diciamo che il guadagno è stato elevatissimo proprio in questi ultimi giorni dell'anno, quasi a voler recuperare tutto ciò che sembrava ormai irrimediabilmente perduto. In una settimana c'è stata una crescita malthusiana della qualità della vita. Posso solo sperare che questo tenore resti costante, anzi, se possibile, che migliori, perchè non vorrei abituarmi a stare bene, ma vorrei stare più che bene. E auguro a tutti che possano vedere la propria qualità della vita migliorare giorno dopo giorno. E' facile, basta lasciarsi trasportare dalla corrente, dal flusso dell'amore. Quindi, viva la vita (che equivale a dire: viva l'amore!).