Sono felice perchè far valere le proprie idee è servito a qualcosa.
Sono felice perchè non penserò più a quel tempo speso inutilmente.
Sono felice perchè vuol dire che le cose possono essere cambiate.
Sono felice perchè una trentina di persone insieme possono tutto.
Sono felice perchè abbiamo lavorato insieme credendoci.
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sabato 18 settembre 2010
domenica 25 aprile 2010
Triestemente?
Scrivere, in fondo, significa rendere "reali" i propri pensieri, i propri crucci. A volte anche i problemi diventano reali, scrivendone. Allora conviene? Se si sente il bisogno, si. Ciò che scrivo non è per nulla oggettivo, è ciò che sento nel mentre che scrivo. Magari il giorno dopo sento la cosa opposta. Non si tratta di incoerenza, ma di sensazioni, di emozioni provate in un certo attimo, in cui le dita scivolano leste sulla tastiera. A volte scrivo un intervento, lo rileggo daccapo e lo cancello da cima a fondo. Il tempo di uscire dalla mia mente e mi sembra già banale. Capita.
Questo non vuol dire cambiare idea radicalmente: vuol dire che magari non era scritto bene. Perchè non è sempre facile esprimere quello che si ha dentro, soprattutto poi, una volta finito, pensando che gli altri forse lo leggeranno. Troppo spesso abbiamo paura del giudizio degli altri.
Trieste. Ci penso spesso, ormai. Lo scrivo, ecco che è diventato reale. Non è un problema. Non è un cruccio. E' una città? E pensare che tutto era partito da Milano. Incredibile. E pensare che tutto era partito da una persona. Amazing!
Sono contenta? Non lo so. Forse sarebbe stato meglio non scrivere, non rendere vere certe cose, a volte lo penso. Ma non lo credo davvero. C'è una gran differenza tra pensare e credere. Almeno per me.
Ho riletto ciò che ho scritto, che gran confusione! Non c'è nulla di concreto. Tranne la matematica.
Non ho trovato risposte, chissà se mai ne troverò. Dovrei forse arrendermi?
Questo non vuol dire cambiare idea radicalmente: vuol dire che magari non era scritto bene. Perchè non è sempre facile esprimere quello che si ha dentro, soprattutto poi, una volta finito, pensando che gli altri forse lo leggeranno. Troppo spesso abbiamo paura del giudizio degli altri.
Trieste. Ci penso spesso, ormai. Lo scrivo, ecco che è diventato reale. Non è un problema. Non è un cruccio. E' una città? E pensare che tutto era partito da Milano. Incredibile. E pensare che tutto era partito da una persona. Amazing!
Sono contenta? Non lo so. Forse sarebbe stato meglio non scrivere, non rendere vere certe cose, a volte lo penso. Ma non lo credo davvero. C'è una gran differenza tra pensare e credere. Almeno per me.
Ho riletto ciò che ho scritto, che gran confusione! Non c'è nulla di concreto. Tranne la matematica.
Non ho trovato risposte, chissà se mai ne troverò. Dovrei forse arrendermi?
lunedì 15 marzo 2010
Non tutto il male viene per nuocere
Quando tutto sembra andare male, in realtà, è un segnale positivo.
Non so come dirlo, ma oggi c'è stata una svolta. Grazie.
Non so come dirlo, ma oggi c'è stata una svolta. Grazie.
giovedì 17 dicembre 2009
C'era una volta un paradosso
A lezione di Fondamenti della Matematica, mercoledì.
Due signori guadagnano 10 soldi al giorno. Uno dei due, dopo il lavoro, ne spende sempre 9 e, una volta tornato a casa, a tarda notte, getta l'unico soldo rimastogli in un cassetto. L'altro signore, invece, è un grande risparmiatore: riesce a conservare ben 9 soldi al giorno, spendendone 1 solo per le necessità quotidiane. Inoltre, è un tipo davvero molto preciso, tant'è che si prende anche la briga di numerare le monete in un grande archivio. Infatti, dal primo giorno di lavoro, chiama 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 le sue prime dieci monete guadagnate e così via nei giorni a venire. La moneta che spende quotidianamente è la più vecchia che ha in archivio. Cioè, il primo giorno di lavoro spende la moneta 1, il secondo giorno la moneta 2 e così via.
Se i due signori vivessero in eterno, chi dei due avrà più soldi "alla fine"?
Due signori guadagnano 10 soldi al giorno. Uno dei due, dopo il lavoro, ne spende sempre 9 e, una volta tornato a casa, a tarda notte, getta l'unico soldo rimastogli in un cassetto. L'altro signore, invece, è un grande risparmiatore: riesce a conservare ben 9 soldi al giorno, spendendone 1 solo per le necessità quotidiane. Inoltre, è un tipo davvero molto preciso, tant'è che si prende anche la briga di numerare le monete in un grande archivio. Infatti, dal primo giorno di lavoro, chiama 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 le sue prime dieci monete guadagnate e così via nei giorni a venire. La moneta che spende quotidianamente è la più vecchia che ha in archivio. Cioè, il primo giorno di lavoro spende la moneta 1, il secondo giorno la moneta 2 e così via.
Se i due signori vivessero in eterno, chi dei due avrà più soldi "alla fine"?
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